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Oggi, guardando i prati verdi e rigogliosi dove le nostre bufale pascolano serene all’ombra del Circeo, è difficile immaginare che questo stesso luogo, poco meno di un secolo fa, fosse un regno di acque stagnanti, canneti fitti e silenzi interrotti solo dal ronzio delle zanzare.

Per capire la nostra essenza, dobbiamo viaggiare indietro nel tempo, in quel mondo che precedette la Grande Bonifica degli anni ’30. Un mondo abitato da figure quasi leggendarie: i Guitti.

Chi erano i Guitti?

Prima che l’Agro Pontino diventasse la terra fertile che conosciamo, era una palude inospitale, dominata dalla malaria. I “Guitti” erano i braccianti stagionali, spesso provenienti dalle zone più povere dell’Appennino (Ciociaria, Abruzzo, Molise), che scendevano in pianura per i lavori agricoli più duri.

Il termine “guitto” assumeva una sfumatura di dignità e sofferenza: erano uomini e donne che sfidavano la “morte stagionale” per strappare alla terra quel poco necessario alla sopravvivenza.Vivevano nelle lestre, villaggi temporanei fatti di capanne di fango e strame, simili a grandi nidi poggiati sul terreno umido.

Vivevano immersi in una natura che era al tempo stesso madre e matrigna. La malaria era il “mostro” invisibile di queste terre, in questo paesaggio sospeso tra acqua e nebbia. 

Perché raccontare questa storia? Perché l’Azienda Agricola Circe nasce proprio dalla trasformazione di quel fango!

Il nome che abbiamo scelto è un omaggio alla Maga Circe, ma è anche un atto di rispetto per il territorio e per chi, come i Guitti, lo ha abitato quando era ancora selvaggio. 

Onorare il passato significa dare valore a ciò che mangiamo oggi. Quando assaporate un prodotto Circe, state assaggiando una terra che è stata conquistata con fatica, rispettata per secoli e che oggi, finalmente esprime tutta la sua magia! 

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